FAQs

Queste domande possono fornirti una migliore comprensione della mia attività

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Qual’è la frequenza delle sedute in Terapia Breve Strategica?

La frequenza delle sedute all’inizio della terapia può essere settimanale, o a cadenza quindicinale. Dopo che si sono verificati importanti cambiamenti le sedute diventano mensili e successivamente i tempi vengono dilatati ulteriormente per evitare un attaccamento da dipendenza alla terapia, ma permettere una guida a distanza delle nuove modalità apprese dalla persona. Si eseguono infine controlli a tre mesi, sei mesi, un anno per verificare il mantenimento dei risultati ottenuti.

Quando una psicoterapia può essere definita “breve”?

Si definisce “breve” una terapia che si svolge entro 20 sedute.

Le ricerche portate avanti dal CTS in merito all’efficacia e all’efficienza della Terapia Breve Strategica hanno dimostrato che si possono ottenere ottimi risultati entro le 10 sedute, nella maggior parte delle situazioni problematiche affrontate. Quando ciò non avviene è il terapeuta stesso ad interrompere il trattamento, inviando la persona ad un altro professionista.

Che cosa si intende per "breve" nella Terapia Breve Strategica?

Si definisce “breve” una terapia che dura meno di 20 sedute. Le ricerche portate avanti dal CTS in merito all’efficacia e all’efficienza della Terapia Breve Strategica hanno dimostrato che si possono ottenere ottimi risultati entro le 10 sedute, nella maggior parte delle situazioni problematiche affrontate. Quando ciò non avviene è il terapeuta stesso ad interrompere il trattamento, inviando la persona ad un altro professionista.

C’è una persona a cui tengo che ha un problema, ma non vuole rivolgersi ad uno specialista. Cosa posso fare per lei? 

La Psicoterapia Breve Strategica ha molti strumenti per lavorare indirettamente o per coinvolgere una persona nel percorso di psicoterapia. Molto spesso le persone che presentano determinati problemi, ad esempio disordini alimentari o particolari difficoltà relazionali, rifiutano di rivolgersi ad uno specialista o appaiono estremamente resistenti a qualsiasi tipo di intervento. In questi casi la famiglia, se adeguatamente indirizzata, può svolgere un ruolo determinante nel trattamento del disturbo. In queste situazioni il terapeuta strategico è solito fare un primo incontro con i familiari, o con altre persone che sono vicine a colui che manifesta il problema, e valutare con loro cosa sia possibile fare per intervenire. Il terapeuta strategico potrà quindi dare consigli su come coinvolgere la persona in questione nella terapia, oppure dare indicazioni concrete ai familiari, ricorrendo così ad una forma di terapia indiretta.

Credo di avere un disturbo alimentare. La TBS può aiutarmi? Devo rivolgermi comunque ad un Centro Ospedaliero?  

In un caso del genere bisogna prima capire se si tratta effettivamente di un disordine alimentare, quindi è consigliabile effettuare un primo colloquio affinché lo psicoterapeuta possa indagare il funzionamento del problema. A quel punto ci si accorderà sulle modalità di trattamento più adatte al caso. Solo nei casi di particolare resistenza al  trattamento e gravità dal punto di vista fisico del disturbo è consigliabile un trattamento ospedaliero.

La Terapia Breve Strategica offre una possibilità di intervento psicoterapeutico di elevata efficacia ed efficienza su queste problematiche (83% dei casi su più di 7000 casi trattati) e non ha nessun tipo di controindicazione ad un lavoro parallelo con altri tipi di percorsi terapeutici. Attraverso il lavoro di ricerca ventennale del Centro di Terapia Strategica di Arezzo sono stati sviluppati protocolli di intervento specifici per le diverse categorie di disturbi alimentari (anoressia, bulimia, vomiting, binge eating) che hanno permesso la diffusione di questo modello in tutto il mondo.

Sento di avere un problema, ma non credo sia un disturbo psicopatologico. Posso rivolgermi lo stesso alla Terapia Breve Strategica?

Il successo che il modello strategico ha ottenuto in campo clinico, in virtù della sua estrema efficacia, efficienza e flessibilità, ha fatto sì che il suo utilizzo si estendesse anche a contesti interpersonali più ampi. Da qui la messa a punto di strategie di intervento volte alla soluzione di problemi non solo dei singoli, delle famiglie e delle coppie, ma anche di difficoltà percepibili nei vari contesti di vita. In questi casi non si tratta di vere e proprie patologie strutturate per le quali si ha bisogno di una psicoterapia, ma di situazioni bloccate, all’interno delle quali sembra impossibile trovare una via di uscita.

Il terapeuta strategico è in grado di osservare la situazione problematica da un’ottica differente, fornire strumenti pratici e validi per un aiuto immediato e trovare soluzioni alternative intervenendo attraverso la Consulenza Strategica, azione concreta ed efficace focalizzata sulle caratteristiche del problema da risolvere e sugli obiettivi da raggiungere.

Quali disturbi è possibile trattare con la TBS?

Dagli studi condotti dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo seguendo i parametri internazionali per la valutazione della efficacia ed efficienza delle psicoterapie, si sono evidenziati i seguenti risultati di risoluzione su un campione di 3640 casi trattati:

Disturbi d’ansia (nel 95% dei casi)
Ossessioni, compulsioni, disturbi somatoformi (nel 89% dei casi)                                                                           Disordini alimentari (nel 83% dei casi)
Disturbi sessuali(nel 91% dei casi)
Depressione (nel 82% dei casi)
Problemi relazionali nei diversi contesti(nel 82% dei casi)                                                                                              Problemi dell’infanzia e dell’adolescenza(nel 82% dei casi)                                                                                        Disturbi legati all’abuso di Internet (nel 80% dei casi)

Perché questa terapia si definisce “strategica”?

Da un punto di vista strategico, per cambiare una situazione problematica non è necessario svelarne le cause originarie (aspetto sui cui, peraltro, non si avrebbe più alcuna possibilità di intervento),
ma lavorare su come questo si mantiene nel presente, grazie alla ridonante ripetizione delle “tentate soluzioni” adottate.
Per questo motivo, il terapeuta strategico si focalizza fin dal principio della terapia sul rompere questo circuito vizioso che si è venuto a stabilire tra le tentate soluzioni e la persistenza del problema, lavorando su “come funziona” il problema, piuttosto che sul “perché esiste”, sulla ricerca delle “soluzioni” piuttosto che delle “cause”.
Scopo ultimo dell’intervento terapeutico diviene così lo spostamento del punto di osservazione del soggetto dalla sua posizione originaria rigida e disfunzionale (che si esprimeva nelle “tentate soluzioni”) ad una prospettiva più elastica e funzionale, con maggiori possibilità di scelta.
In questo modo la persona acquisisce la capacità di fronteggiare i problemi senza rigidità e stereotipia, sviluppando un ventaglio di diverse possibili strategie risolutive.
Per raggiungere questo obiettivo nella maniera più efficace e rapida possibile, l’intervento strategico è di tipo attivo e prescrittivo e deve produrre risultati a partire già dalle prime sedute. Se questo non avviene, il terapeuta è comunque in grado di modificare la propria strategia sulla base delle risposte date dal paziente, fino a trovare quella idonea a guidare la persona al cambiamento definitivo della propria situazione problematica.

Soffro di un disturbo trattato da tempo attraverso una terapia farmacologica. Posso iniziare comunque una TBS?

Si può iniziare una Terapia Breve Strategica contemporaneamente all’assunzione di una terapia farmacologica per il trattamento di uno specifico disturbo, anzi è consigliabile intraprendere un percorso psicoterapeutico che permette alla persona, al di là del supporto farmacologico,

di divenire protagonista del cambiamento della sua realtà disfunzionale attraverso il riemergere delle proprie capacità personali nell’affrontare e risolvere i problemi e la costruzione di una diversa modalità di rappresentazione della realtà.

La terapia farmacologica iniziata viene continuata e seguita dal medico specialista di riferimento, che di concerto con lo psicoterapeuta potrà procedere alla graduale riduzione fino ad arrivare alla totale sospensione del farmaco, a completa risoluzione del disturbo.

Vorrei risolvere un problema che mi impedisce di vivere serenamente da tanto tempo, ma non voglio prendere farmaci. La TBS può aiutarmi? 

La Terapia Breve Strategica è particolarmente indicata per tutti i disturbi psicologici che creano forti impedimenti, ovvero che sono caratterizzati da una sintomatologia acuta e persistente; essendo una psicoterapia si realizza solo con metodi psicologici senza l’uso di farmaci.

Qual’è la differenza tra uno psicologo, uno psicoterapeuta e uno psichiatra?

Queste tre figure hanno un campo di azione confinante e spesso in parte sovrapponibile; ciò può generare confusione anche nella scelta o nell’invio del corretto percorso di trattamento.

Lo Psicologo è un professionista che ha conseguito una laurea quinquennale o specialistica in psicologia, ed è iscritto all’Albo dell’Ordine degli Psicologi: la sua attività clinica riguarda soprattutto la diagnosi e la consulenza su problemi psicologici.

Lo Psichiatra è un professionista che ha conseguito la laurea in medicina, specializzato in Psichiatria, iscritto all’Albo dell’Ordine dei Medici: la sua attività rigurda prevalentemente il trattamento di patologie psichiche attraverso la terapia farmacologica, il ricovero ospedaliero e il trattamento residenziale di comunità.

Lo Psicoterapeuta è un medico o uno psicologo, iscritto al relativo Albo, che ha conseguito la specializzazione quadriennale in Psicoterapia: la sua attività riguarda il trattamento di varie problematiche psicologiche e relazionali attraverso la terapia psicologica.

I risultati della Terapia Breve Strategica sono duraturi nel tempo?

I risultati delle ricerche effettuate su migliaia di casi che sono stati trattati con la Terapia Breve Strategica® negli ultimi 15 anni, sia dal Prof. Giorgio Nardone che dai terapeuti affiliati, hanno mostrato non solo un’elevata efficacia dell’intervento valutata alla fine del trattamento, ma anche e soprattutto il mantenersi di tali risultati nel tempo. Dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, la presenza di ricadute è minima e generalmente non si verificano nel tempo spostamenti del sintomo. Lo scopo della terapia strategica è, infatti, non solo l’eliminazione del sintomo, ma il cambiamento radicale delle modalità di costruzione della realtà della persona.

Come è possibile che con poco tempo si possano trattare disturbi tanto complicati o che durano da tanto tempo?

A differenza delle tradizionali teorie psicologiche e psichiatriche un terapeuta strategico si interessa alla “funzionalità” o “disfunzionalità” del comportamento delle persone e del loro modo di rapportarsi con la realtà. Da un punto di vista strategico, infatti, per cambiare una situazione problematica non è necessario indagare sui “perché” e sulle cause originarie, ma risulta più utile lavorare su “come” i sistemi umani costruiscono i problemi e persistono nel mantenerli, progettando e applicando strategie di intervento capaci di produrre rapidi e risolutivi cambiamenti.

La messa a punto di Protocolli evoluti di trattamento per specifiche patologie e la formulazione di Tecniche Comunicative sempre più raffinate hanno straordinariamente incrementato l’efficacia e l’ efficienza dei trattamenti: questa non è magia, ma è tecnologia del cambiamento!

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